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Romano Baratta
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Fabbrica Borroni, da opificio a luogo d'arte

ingresso della FabbricaLa Fabbrica Borroni di Bollate (MI) è un ex opifico dove si produceva colla. L'intero complesso risale agli inizi del novecento con la successiva costruzione del corpo anteriore della villa con giardino nel 1935. Nei decenni è stata completamente circondata da edifici e quindi ora si colloca all'interno dell'area urbana di Bollate. Non più operativa come fabbrica, ma riutilizzata per eventi culturali ed esposizione della vasta collezione d'arte contemporanea della famiglia Borroni, è supporto fecondo di uno degli interventi di luce più interessanti nel panorama artistico nazionale nonché di una singolare operazione illuminotecnica di aree industriali.

 
╚ rosso il Carroponte di Sesto San Giovanni

Carroponte di Sesto San GiovanniIl carroponte di Sesto San Giovanni è un classico esempio di archeologia industriale, oggi adibito a manifestazioni culturali, spettacoli e concerti. Risalente agli anni trenta era parte integrante della Breda, azienda siderurgica. Utilizzato per spostare grandi quantitativi di rottame ferroso che venivano depositati nei pressi in seguito alle fasi di lavorazione. Il carroponte ha una struttura prevalentemente in acciaio rivettato che copre un'area di 12000 metri quadrati per circa 20 metri di altezza. È costituito da un argano installato su un carrello che scorre su due binari tramite un ponte. L'argano permetteva di sollevare e depositare il carico, il carrello di muovere l'argano in senso trasversale e il ponte in quello longitudinale tramite il controllo remoto da una cabina di comando posta sul ponte stesso.

 
Lo squallore delle zone industriali

classica illuminazione di esterno fabbricaPassando per le zone industriali si assiste ad uno spettacolo squallido: una desolazione unica ed un senso da zona morta. A rendere squallido lo scenario è lo stile di mediocrità delle architetture di quelle fabbriche costituite da pochi piani in cemento con superfici piane a formare uno parallelepipedo insapore,  che nulla hanno a che fare con la semplice bellezza delle fabbriche di inizio novecento e neanche di quelle fabbriche con mille tubi e condotti metallici che hanno un senso estetico post-industriale. Le zone industriali non essendo zone adibite al passaggio dei cittadini ma solo alla produttività non sono mai state sottoposte a interventi estetici o a studi di architetti per renderle zone interessanti e vive.

 
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