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Romano Baratta
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Intervista a Gianni Forcolini PDF Stampa E-mail
Scritto da Romano Baratta   

Gianni Forcolini

Laurea in Architettura nel 1972 presso il Politecnico di Milano. Esercizio della professione di architetto dal 1978. Docente di Lighting Design alla Facoltà del Design del Politecnico di Milano. Consigliere AIDI (Associazione Italiana di Illuminazione) dal 1998. Membro dell'Osservatorio Permanente del Design ADI (Associazione per il Disegno Industriale) dal 2001.

 

 

Romano Baratta: Buongiorno Gianni, per iniziare direi di presentarsi al pubblico, nonostante sia molto conosciuto dagli addetti ai lavori.

Gianni Forcolini: Sono architetto e, nello studio professionale che ho fondato anni fa, lavoro come tale ma in modo diverso da come si può pensare comunemente. Lavoro con la luce, vale a dire con il mezzo espressivo che ho scelto quando iniziai a occuparmi di progettazione, cioè dagli anni 80. Uso la luce insieme al suo contrario – l’oscurità, l’ombra – per creare spazi abitabili. Un approccio ben diverso da quello tradizionale dell’architetto che, a mio giudizio, tende a privilegiare il dato materiale a discapito di quello energetico.

Quale genere d'ambiente preferisce progettare?

Con la luce ho progettato di tutto: dalle case fino alle città, dai centri commerciali ai negozi, agli uffici, alle scuole, alle banche, ai musei, ai monumenti, alle strade e alle piazze. Dovendo esprimere delle preferenza direi mostre, gallerie d’arte, musei, in pratica l’illuminazione dei beni culturali. Si tratta di un vasto ambito di forte attrazione per il pubblico e piuttosto trascurato per quanto riguarda la qualità della luce.

Ci parli di alcuni suoi progetti...

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Illuminazione eseguita da Gianni Forcolini

Il Lighting designer è...

Sulla figura del lighting designer bisognerebbe fare un discorso lungo e articolato. Cerco di sintetizzare. La luce fa parte dei “materiali” a disposizione di colui che progetta uno spazio per renderlo pienamente abitabile. Ma questo materiale molto speciale esiste solo in intima relazione, anzi direi nell’indissolubile (anche se cangiante) connubio con tutti gli altri materiali, quelli tangibili, vele a dire i materiali solidi, liquidi e aeriformi, e con lo spazio che essi definiscono. In questa totalità le parti non sono separabili. La luce non si aggiunge all’architettura o all’oggetto ma diventa un modo del loro apparire e la base della loro percezione. Sono contrario al progetto fatto da specialisti. Lo specialista (anche quello che ha competenze di illuminotecnica) può dare un valido contributo, ma non può e non deve avere un ruolo creativo.

Secondo lei cosa si riesce a fare oggi con i LED? E cosa pensa si riuscirà a fare nel prossimo futuro?

I LED di ultima generazione, cioè i Power LED, sono destinati a cambiare radicalmente il modo di progettare luce. Come ho scritto nel mio ultimo libro “Illuminazione LED”, è in atto una piccola rivoluzione dovuta alle caratteristiche profondamente innovative di questi prodotti. In rapida sintesi:

  • rispetto ai prodotti tradizionali (lampade a incandescenza, alogene, fluorescenti e a scarica), assai minore è la quantità di materia utilizzata nella fabbricazione;

  • la drastica riduzione degli ingombri e dei pesi agevola e semplifica l’approvvigionamento di materiali, la produzione industriale, la movimentazione, l’imballaggio, il trasporto, la distribuzione commerciale, l’immagazzinaggio, la logistica, la dismissione;

  • il LED non contiene sostanze tossiche o nocive;

  • il LED emette quantità trascurabili di radiazioni UV e IR;

  • le parti componenti del LED sono facilmente disaggregabili, smaltibili e riciclabili;

  • ampiamente praticabile, in termini economici e funzionali, è l’integrazione, in completa autonomia di esercizio, con tecnologie fotovoltaiche di sfruttamento dell’energia solare;

  • efficienze e rendimenti sono elevati;

  • molto lunga è la durata media di vita; il ciclo di vita di un prodotto LED è circa cinque volte superiore a quello delle migliori lampade attualmente sul mercato;

  • le basse potenze e i minimi ingombri aprono il campo all’uso modulare della fonte luminosa con positive ripercussioni sulla flessibilità d’uso dell’impianto di illuminazione (facilità di parzializzazione, customizzazione, regolazione del flusso luminoso, gestione del colore).

Ha scritto, infatti, molti libri sulla luce, “Illuminare con i condotti ottici”, “Lighting”, “Luce per la casa”, “Illuminazione LED” e “Luce dinamica”. I suoi libri sono molto semplici da leggere e facili da comprendere anche per i non addetti. Quanto è importante per lei scrivere sulla luce?

Scrivere per me è un lavoro complementare al progetto. Lo scopo principale dei miei libri e dei tanti articoli per riviste di architettura e design è far capire quale sia l’importanza della luce nella vita di ognuno di noi. Non sempre ci accorgiamo che il nostro umore può essere influenzato dalla luce, che a volte desideriamo la penombra, oppure un particolare colore della luce, che la luce ci procura emozioni uniche. Può accadere di commuoversi quando ci si trova in un luogo con una luce carica di espressività. Sapere usare la luce significa poter plasmare lo spazio architettonicamente in modo molto creativo.

Il suo spiegare la luce in modo semplice lo si ravvisa anche alle sue lezioni presso il Politecnico di Milano, della quale è titolare della cattedra di Illuminotecnica. Riesce a passare la sua passione per la luce agli studenti?

Passando all’insegnamento universitario (presso la Facoltà del Design del Politecnico di Milano) credo che sia facile appassionarsi a tutto ciò che riguarda la luce e soprattutto al progetto della luce. Quando un mio studente inizia a dedicarsi al lighting ben di rado abbandona questo percorso formativo e invece prosegue perché le possibilità di esprimersi con la luce sono tante e tutte affascinanti.

Ha trovato, tra i tanti suoi studenti, qualcuno davvero bravo?

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Illuminazione eseguita da Gianni Forcolini

Ci vuole fare i nomi di alcuni interessanti giovani progettisti che a suo parere meritano di essere segnalati?

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In università si riesce a fare ricerca sulla luce? O tutto si limita a cose già assimilate?

Il mio lavoro dentro il Politecnico di Milano è duplice: didattica, cioè corsi, master, seminari da un lato e ricerca dall’altro. Quest’ultima è centrata sulle possibilità aperte da nuovi prodotti e materiali nel campo del lighting design. Lavoro all’interno di un Laboratorio sperimentale di misure fotometriche e colorimetriche (il Laboratorio Luce & Colore nel Campus Bovisa a Milano), pieno di lampade, di apparecchi, di dispositivi elettrici e di congegni elettronici per la gestione della luce. Attualmente sto sviluppando delle ricerche sull’uso della luce nell’esposizione dei beni culturali.

Se pensa alla ricerca nel campo della luce, il suo pensiero dove la porta?

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Cosa ne pensa delle ricerche artistiche sulla luce? Parlo di Olafur Eliasson, James Turrell, Massimo Bartolini, ecc.

Nel corso che tengo durante il primo semestre dell’anno accademico mi occupo con i miei studenti della luce come mezzo di espressione artistica. Con alcuni collaboratori ho avviato uno studio su tutte le opere di light art per farne conoscere e apprezzare i valori estetici.

Fra non molto le lampade a incandescenza saranno bandite. Cosa ci dice a riguardo?

Vedo la prossima messa fuori produzione delle vecchie lampade a incandescenza come un fatto sostanzialmente positivo. A 130 anni dalla loro invenzione (Edison presentò il primo modello funzionante nel 1879) è arrivato il momento di cambiare. Le alternative valide non mancano. Le nuove lampade daranno vigore a tutta la filiera dei prodotti afferenti al lighting. Non condivido le posizioni nostalgiche di coloro che vorrebbero salvare i modelli a cui siamo abituati e continuare a produrre vecchie lampade. Resteranno pezzi da museo come, in campo automobilistico, la Balilla, la Topolino o la Maggiolino.

Illuminazione eseguita da Gianni Forcolini

Ha notato qualcosa di interessante all'ultima edizione di Euroluce?

Credo che nessuno si aspettasse il successo di pubblico che c’è stato, considerando l’assenza vistosa di prestigiosi marchi del design, italiani ed europei. E invece l’ultima edizione appena conclusa ha dato a tutti gli operatori notevoli soddisfazioni. Questo è dovuto al fatto che ormai Euroluce è l’unica manifestazione fieristica italiana ad interessare veramente il mondo produttivo, almeno al pari della maggiore fiera europea del settore che si tiene ogni due anni a Francoforte. Euroluce sta perdendo l’originaria identità di grande fiera del prodotto luce made in Italy per assumere un ruolo e una rappresentatività più ampi, cioè sta evolvendo in fiera di tutto il settore dell’illuminazione e della relativa componentistica (elettrica, elettronica, ottica). Sarà interessante vedere come nei prossimi anni si svilupperà il sistema fiera in Italia e in Europa.

Infine le chiedo: dove va la luce?

La luce va sicuramente verso una maggiore semplicità nelle soluzioni impiantistiche, con più efficienza, più sicurezza e soprattutto in grado di diventare qualcosa di amichevole, a portata di mano, divertente, dinamica, stimolante e, in poche parole, più bella e gradevole rispetto al passato.

Un saluto ai lettori di Lighting Now!

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