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Romano Baratta
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l'Antropologia della Luce: la base di una progettazione della luce homo-solidale PDF Stampa E-mail
Scritto da Romano Baratta   

Sala riunioni Sede Ordine degli Architetti di VareseIn qualsiasi ambito dello scibile umano la ricerca prosegue ed ordinariamente avanza. Può capitare che grandi scoperte o studi sono lì da sempre ma nessuno ha mai pensato di approfondirli o di svilupparli. L‘evoluzione, negli ultimi decenni, è stata prettamente direzionata verso la scelta dei materiali e lo sviluppo delle tecnologie. Basti vedere il progresso in ambito informatico o delle telecomunicazioni, o in ambito dell'illuminazione stessa la ricerca spasmodica verso la sorgente ed il proiettore super-prestante; ciò ha distratto molti tecnici e progettisti. Ci si è dimenticati della base umana: la mente ed il corpo. Quando si parla di illuminazione si tende con sempre maggior frequenza a fare discorsi in merito all'efficienza luminosa tralasciando però l’importante considerazione della qualità della luce. Non parlo solamente di qualità in quanto resa cromatica ma più approfonditamente intesa come studio della luce per il suo scopo effettivo.

Mi riferisco, quindi, alla qualità che un adeguato progetto della luce può dare per far vivere bene gli uomini. Lo studio del progetto ha avuto pochi sviluppi, poche ricerche sono state effettuate in merito, questo ha portato ad operare con i concetti iniziali, riproponendoli ogni volta simili a sé stessi, senza mai interrogarsi sulla loro reale efficacia.

E’ a causa di questo che ho iniziato a porre sempre maggior attenzione alla base dei progetti elaborando e sviluppando due concetti, che in alcuni aspetti già da tempo vengono applicati, ma mai prima erano stati teorizzati e con il giusto peso valutati: "Antropologia della Luce" e "Filosofia della Luce". Da questi approfondimenti ho ricavato due programmi didattici e qui, ora, parlerò di Antropologia della Luce.

In modo sommario possiamo dire che l'Antropologia della Luce studia il comportamento dell'uomo con la luce. Studia la relazione che ha avuto e tutt’ora ha l'uomo con la luce dopo millenni di vita e, quindi, la sua reazione, il modo di utilizzarla ed i benefici o malefici che ne conseguono.

L'uomo di oggi è un concentrato di esperienze vissute, è il risultato di retaggi millenari, tutti elementi che devono essere tenuti in considerazione nella realizzazione di un progetto. Non possiamo progettare in modo idoneo senza conoscere bene il comportamento che l'uomo ha con la luce, come ne viene influenzato e stimolato. Non basta incentrare un progetto su quelli che possono essere gli effetti fisiologici dell’esposizione alla luce, un buon risultato richiede la valutazione di tutte le implicazioni psicologiche, comportamentali e culturali.

Alcune di queste nozioni sono utilizzate da molti lighting designer inconsapevolmente. Spesso perché tramandate tecnicamente e di conseguenza involontariamente applicate. Il punto focale sta nel fatto che senza un’adeguata consapevolezza e conoscenza di quelli che sono i principi basilari dell'Antropologia della Luce non è possibile ottimizzare la progettazione al singolo caso, si rischia così di applicare alcuni elementi dell’Antropologia della Luce in modo sommario e generalizzato compromettendo la sua essenza ed efficacia, ottenendo un progetto superficiale e poco congruo rispetto al risultato che si dovrebbe raggiungere.

L’Antropologia della Luce è alla base di qualsiasi progetto illuminotecnico. È un elemento di valore per qualunque luogo nel quale si richiede un elevato benessere: per gli ambiti domestici, ospedalieri, commerciali, lavorativi, pubblici. Noto con costante frequenza che molti ambienti sono male illuminati. A chi usufruisce di questi luoghi si possono infliggere due tipi di danni: il primo riguarda il non agevolare le persone con i benefici di cui avrebbero bisogno; se prendiamo come esempio un ospedale possiamo facilmente capire quando questa possa essere un’importante mancanza, si potrebbe infatti intervenire non solo per rendere la degenza migliore ma anche per ridurre il decorso delle malattie. Il secondo possibile danno consiste nel causare gravi conseguenze fisiche e psicologiche ai soggetti che vivono l’ambiente; se manteniamo l’esempio dell’ospedale ci sono subito comprensibili gli effetti, i disagi ed il fastidio che una cattiva illuminazione può creare nei degenti (cadute, abbagliamento, assenza di bioritmo, agitazione, scomodità, inquietudine, nervosismo, trascuranza, abbandono, negatività sul decorso della malattia ecc.). A riguardo vi invito a leggere l’articolo di Franco Campioni “Ecosostenibilità ed etica progettuale nell’illuminazione delle strutture socio-sanitarie” su Luce n.1/2011.

Queste sono due condizioni che vengono fin troppo sottovalutate mentre, al contrario, hanno un’importanza sostanziale.

 Sala riunioni Sede Ordine degli Architetti di Varese

Sala riunioni Sede Ordine degli Architetti di Varese 

Lo studio dell’Antropologia della Luce è suddiviso in varie sezioni, in ognuna vengono analizzate tutte le possibili interazioni dell’uomo con la luce. L’insieme dello studio di questi ambiti porta ad una maggiore consapevolezza dei bisogni dell’uomo e di conseguenza alla giusta valutazione in fase progettuale.

Il primo ambito di studio è quello dell’imprint luminoso primordiale. Si inizia quindi con l’analisi degli elementi umani universali, fattori uguali per tutte le razze, per tutte le società e nazioni. Mi riferisco all’influenza ricevuta dall’uomo dalla luce solare, da quella della volta celeste e lunare. Fondamentali sono stati i primi momenti di vita dell’uomo dove la presenza sia della luce del fuoco che della luce naturale ha caratterizzato il suo legame con questa materia.

Come già abbiamo sottolineato l’uomo è il risultato di un elevato numero di esperienze vissute, esperienze che lo hanno portato a strutturarsi mentalmente. Queste, positive o negative che siano state, lo hanno formato in modo indelebile. Proprio su questo punto ci si deve soffermare e da qui si deve porre l’inizio dei nostri studi per una sana progettazione.

Il secondo ambito di studio è quello storico. Per poter comprendere a fondo lo svolgersi temporale dell’interazione dell’uomo con la luce si considera quest’ultima secondo quelli che sono stati i suoi sviluppi oltre all’influenza che, a causa sua, ha ricevuto l’uomo nelle varie epoche. Il campo storico permette di delineare un quadro generale dell’evoluzione dell’uso della luce rispetto al modo di vivere: da quella del fuoco a quella elettronica. La sfera storica può risultare quella più comprensibile, questo anche grazie alle indagini archeologiche ed agli studi di storia del costume.

Il terzo ambito di studio è quello geografico. Le varie latitudini comportano molteplici rapporti con la luce, le diversità possono esistere sia per motivi astronomici che climatici. I motivi astronomici sono per lo più legati alle distinte posizioni del sole e di conseguenza alle diverse durate ed intensità della luce solare. Tutti ben sappiano che agli estremi della terra, l’alternanza del giorno e della notte è differente rispetto a quella dell’equatore. Diversità si avvertono sia per la durata ma anche per l’impatto alla luce, condizioni che determinano anche differenze climatiche tra le diverse zone del mondo. È necessario porre maggiore attenzione a questi fattori perché influiscono in modo profondo sul rapporto con la luce. Ciò che va bene per alcuni popoli non va bene per altri e viceversa.

Il quarto ambito di studio è quello culturale, qui si analizzano le abitudini di vita che hanno portato ad un utilizzo della luce condizionato da fattori ideologici, politici e culturali in generale. Un esempio interessante è il coprifuoco istituito durante la seconda guerra mondiale, nel momento in cui venne attivato le famiglie si dovettero immediatamente adeguare ad un regime nuovo di utilizzo della luce. Dovettero vivere la casa in modo differente, quindi provarono sensazioni differenti che li portarono in seguito verso abitudini differenti. È risaputo che la luce artificiale ha allungato la giornata permettendo di vivere anche le ore notturne, sia tra le mura domestiche che per strada. Se fossimo privati tutto d’un tratto della luce nelle ore serali cosa proveremmo e come cambierebbe la nostra vita?

Il quinto ambito di studio è quello simbolico ed è strettamente legato a quello culturale. La luce ha diversi significati e ne simboleggia altrettanti, anche in antitesi tra loro. La maggior parte di essi però sono concordanti come finalità, anche in civiltà lontane per tempo e spazio, come capita tra le simbologie egizie, cristiane, massoniche, ecc. Conoscere le simbologie ed i significati della luce di un popolo è importante per evitare di incombere in gravi errori culturali.

Il sesto ambito di studio riguarda la divulgazione spontanea dei metodi di illuminazione. Mi riferisco a tutte le modalità di illuminare gli ambienti da parte della massa, alle abitudini che si sono diffuse per motivi di imitazione o in modo spontaneo o per la divulgazione di informazioni errate sulla luce.

Un’illuminazione per imitazione può essere: quella dei banconi dei bar sempre fatta utilizzando sospensioni in serie, o quella delle gallerie automobilistiche sempre realizzate con sorgenti al sodio ad alta o bassa pressione. Un esempio di illuminazione sempre simile e che risulta ormai un metodo spontaneo è quella di porre il punto luce al centro del soffitto negli appartamenti. Errori causati da informazioni non corrette possono essere quelli in merito all’utilizzo della luce fredda anziché calda per restituire meglio i colori degli oggetti e per illuminare di più a parità di potenza.

Le consuetudini quindi possono comportare molti aspetti negativi, ma in realtà anche effetti positivi, infatti in alcuni casi caratterizzano i luoghi. Pensiamo ad esempio all’illuminazione di pub o ristoranti che facilità l’identificazione del genere merceologico e che, assieme all’arredo, contribuisce a rassicurare il cliente nella scelta.

L’ultimo ambito di studio è quello psicologico. Le valenze psicologiche legate alla luce sono importantissime, sono infatti presenti in tutti i settori precedentemente analizzati. In questo ambito si studiano in modo diretto e approfondito le ripercussioni psicologiche della luce sull’uomo nonché il modo per migliorare le condizioni psico-fisiche delle persone.

sperimentazioni di coesistenza tra la luce artificiale e la luce del fuoco.

Viene analizzata la modalità in cui l'uomo reagisce ai vari tipi di luce, cioè alle quantità differenti di luce, alle diverse radiazioni luminose, ai diversi colori della luce, ecc.

Un esempio di come la luce può incidere sulla psiche di un uomo è sicuramente il caso del coprifuoco a cui accennavo sopra, senza dubbio tali avvenimenti hanno modificato profondamente l’esistenza delle persone alterandola anche psicologicamente.

Creare il giusto ambiente di luce per l'uomo non è semplice. Ovviamente se si desidera illuminare in modo eccellente e non superficialmente. Un analisi fatta considerando i vari punti dell’Antropologia della Luce può aiutare in modo efficace a rendere questo compito più facile e su misura.

Riassumo sostenendo che tramite l’approfondimento dell’Antropologia della Luce è possibile progettare in modo homo-solidale.

 

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